Identità e appartenenza

Leggere la propria storia

Fin da giovane la Vannini aveva imparato a leggere la propria storia scoprendovi dentro il farsi d’un progetto, il compiersi d’un mistero d’amore. Un progetto inedito, imprevisto, oltre quel che credeva e pensava, che andava al di là dei suoi desideri.

Costatando che Dio era sempre all’opera, si è lasciata serenamente guidare da Lui, si è fatta piccola perché potessero emergere i lineamenti singolari del volto di Dio dentro la sua storia. Rinunciando alla pretesa d’essere padrona della propria storia, la sua esistenza era sorretta dalla viva coscienza che Egli guidava la sua vita. E allora si abbandonava fiduciosa a Colui che l’amava così piccola e fragile come lei si sentiva. “Povera opera mia, se fosse solo mia o se dovesse posare sulle mie braccia! Fortuna che posa sopra le braccia di Dio e cresce all’ombra del manto del suo divino Amore. Volendo far veder che era Lui a operare nella fondazione delle Figlie di S. Camillo, Dio chiamò me a cooperare, sicuro che non Gli avrei rubato la gloria di questa impresa.”[1]

Questa coscienza, la rendeva libera dal timore di scoprirsi inadeguata, anzi, assicurava: “Non arriveremo ad essere buone Figlie di S. Camillo se non ci faremo piccole in tutto.”[ii]

Ed insisteva: “La stessa opera nostra deve essere umile, nascosta. Come noi personalmente dobbiamo nasconderci a tutti, così dobbiamo desiderare che anche la nostra piccola Congregazione viva nel nascondimento”. La Madre voleva le figlie semplici in tutto e a tale scopo dava delle norme pratiche ben chiare: “Non insuperbitevi se vedete che riuscite bene in qualche cosa. Fate le cose grandi ed importanti come le piccole e da poco, col medesimo spirito. Non insuperbitevi della riuscita del bene come non abbattetevi se non riescono con quella perfezione con la quale avreste desiderato.”[iii]

 

Aprirsi realmente a Dio

Attraverso il suo personale percorso esistenziale, attraverso le peculiari vicende della sua vita aveva fatto l’esperienza di essere liberata da ciò che l’allontanava dalla verità del proprio io e impediva la sua realizzazione. Riconoscendo fatti e sentimenti contorti, inconsistenze, destrutturazioni, debolezze, ferite, ha incominciato a lasciare decantare motivazioni e interessi egoistici relativizzando ciò che non è Dio e non conduce a Lui e ristabilendo una gerarchia di valori basata su questa esperienza di liberazione. Perché nella misura in cui crolla un’immagine falsa, può nascere quella vera. E solo quando crolla una certa fiducia, ne può nascere finalmente un’altra. Il punto di riferimento della propria stima allora passa dalle proprie qualità e doti, dalle fortune o dalla propria autorealizzazione, a ciò che Dio come un Padre ha fatto per me… “di questo Padre mi posso fidare: mi ha fatto simile a sé, mi nutre, mi dà vita, mi ha reso come un prodigio… Questa è la mia vera immagine!”

Nella certezza di quest’amore incondizionato, questa giovane donna ha saputo rischiare e andare al di là del sicuro e del collaudato ed ha avuto la forza d’animo di mettere in atto quanto cuore e mente avevano scoperto come vero e buono.

Per questo alle sue figlie scriveva: “L’unica via della vera santità consiste nell’umiltà.”[iv] E spiegava: “L’umiltà è la franchezza di un’anima retta che non vuole se non ciò che conosce essere vero”.

Il suo epistolario, figlio del momento e della spontaneità, è ricco di variazioni, d’impennate verbali, scritto currenti calamo fino all’esaurimento del foglio, di primo getto. Una Madre che scrive come parla, semplicemente, in famiglia, viva e immediata[v]: “Mi fa sempre piacere ricevere lettere dalle mie care figlie lontane, e molto più quando con santa semplicità e filiale confidenza mi dichiarano le loro marachelle. Qual più bella prova d’amore che l’umiltà, l’obbedienza, la carità, ecc. ecc.? Le pratiche di pietà, non sono che mezzi, ma le virtù, il combattere le nostre cattive tendenze è amore in pratica.”[vi]

 

Il coraggio della comunione

Queste sue giovani figlie chiamate ad una ad una dal Signore Gesù, ora lo seguono insieme ed è nella comunione fraterna che possono donare quanto Dio ha operato dentro e attorno a loro. Come S. Paolo insegnava ai suoi figli ad avere un solo pensiero, i medesimi sentimenti, l’accordo, la concordia, la comunanza di spirito (cf. Fil 1, 27; 2, 2; 4, 2; 2 Cor 13, 11; Rm 12, 16; 15, 5) cosi la Madre Vannini confidava: “Unico mio desiderio è di saperle tutte unite e d’accordo con santa umiltà. Aiutiamoci le une con le altre, consigliandoci insieme con vera umiltà.”[vii] Ed ancora: “vorrei saperle un cuore ed un’anima sola”.

Alla base di questa comunione fraterna sta questa esperienza di verità interiore di fronte allo sguardo misericordioso di Dio per cui: “Se saranno umili, tutte mi daranno la consolazione di saperle un cuore solo e un’anima fra loro.”[viii]

 

Non appoggiarsi che a Dio solo

Pur rispondendo allo stimolo esterno della situazione e del momento, la beata Giuseppina rimane sempre immagine di se stessa; chiara, inalterata, inalterabile, metodica e al tempo stesso intelligentemente estroversa. Non si perdeva in vuote espressioni d’affetto o d’altro; esplicita, andava dritta con misurate parole alla sostanza dei fatti[ix]: “L’unica base della santità è l’umiltà.”[x]

La chiave per entrare nella chiarezza e la serenità del suo mondo interiore è l’autenticità e la coerenza del suo desiderio di scomparire: “Sprofondiamoci nella santa umiltà.”[xi] “Anch’io, allorché non è necessario, cerco di passare inosservata.”[xii]

Lei aveva trovato il senso della sua identità nell’incontro con l’Amore incondizionato di Gesù Misericordioso che l’aveva fatto sua e l’aveva abilitata a donare tutta se stessa ad una comunità di giovani suore con le quale servire insieme i malati con quello stesso amore con il quale sono state amate dal Signore e si amano fra di loro. Tutta la sua vita allora è dentro questa totalità d’amore. Ed è per questo che la sola sua vita già parla di Dio.

[i] Quaderno, in A F S C, 1 A 313.

[ii] Consigli e Massime, in A F S C, 1 A 315, f. 16.

[iii] Insegnamenti della Madre, in A F S C, 1 A 312, f. 22.

[iv] A F S C, 1 A 38, 10 novembre 1908.

[v] Cf. Brazzarola B., Madre Giuseppina Vannini. Fondatrice delle Figlie di San Camillo, Grottaferrata 1990, p. 181

[vi] A F S C, 1 A 124, f. 3, 20 dicembre 1909.

[vii] A F S C, 1 A 18, 5 giugno 1906.

[viii] A F S C, 1 A 16, 6 maggio 1906.

[ix] Cf. Brazzarola B., op. cit., p. 181

[x] A F S C, 1 A 23, 30 gennaio 1907.

[xi] A F S C, 1 A 314, ff. 52-53, 23 aprile 1909.

[xii] A F S C, 1 A 124, ff. 5-6, 25 gennaio 1910