Nel Suo amore

Che cosa spinge l’uomo ad agire, a lavorare, a faticare, a cercare, a prevedere…che cosa lo fa muovere ogni giorno, ogni anno di questa vita che passa cosi velocemente? Autori o scrittori autorevoli dicono che è “l’interesso“, la sociétà moderna ci fa credere che è il “piacere“, i giornali ci dicono che è “la voglia o la sete del potere“…

Cristo ci parla al futuro nel suo ultimo e lungo discorso ai suoi discepoli e ci dice che è e sarà l’amore il motore fondamentale nonché indispensabile della nostra vita, di ogni vita umana.

Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.” (Gv 15, 9-10)

Ciascuno delle frase stabilisce un parallelismo tra il Padre e Gesù da una parte, Gesù e i discepoli dall’altra parte. La prima frase nomina, successivamente il Padre, Gesù, infine i discepoli. La seconda segue un movimento inverso. Abbiamo quindi una parabola che parte dal Padre e fa ritorno al Padre. L’amore trova la propria sorgente nel Padre, passa dal Padre nel Cristo, e dal Cristo nei Discepoli. Ed è in questo amore che Cristo ci invita a rimanere.

Di fatti, chi vive nell’amore, vive in Dio: e ha già il paradiso dentro di se, anche se il mondo gli dovesse crollare addosso. chi non vive nella carità, non vive in Dio: e ha già l’inferno dentro di se, anche se umanamente tutto gli va bene. Sì, quando il cuore è abitato dall’amore, vive spontaneamente tutte le esigenze dell’amore. Se manca la carità, tutto è senza valore[i].

Cristo ci invita a restare in Lui per godere della vera vita, della felicità vera, per condividere la sua Gioia, o detto semplicemente, per vivere! “Dio non muore il giorno in cui cessiamo di credere in Lui; ma noi moriamo il giorno in cui ci stacchiamo da Lui.” (H. de Lubac) Rimanere in Cristo” significa rimanere nell’amore. Dio è Amore, vivendo l’amore, noi ci immergiamo in Dio e ci riempiamo della gioia di Dio.

Amandovi gli uni gli altri

Rimaniamo nel suo amore, seguendo i suoi comandamenti, precisamente, amandoci, amando il prossimo. Di sicuro, vorrei amare come voglio io, quando stabilisco io, e quanto decido io. Ma il vangelo odierno non celo permette per nulla. ci schiaccia da esigenze tali da togliere il fiato. Vorrei amare rimanendo al mio posto, senza scomodarmi eccessivamente, senza privarmi di nessuna delle cose cui sono attaccato. Mi è estremamente ostico “USCIRE” da me stesso, dal mio egoismo, dai miei calcoli, dal mio comfort, dai programmi, dai miei interessi, per scendere fino all’altro, accorgermi della sua presenza, entrare nel suo problema, impossessarmi della sua sofferenza: Voglio essere io a decidere chi devo amare o chi merita il mio interessamento, ma il Maestro insiste e ribadisce il chiodo fastidioso che non devo essere io a “scegliere” il prossimo. Il prossimo si presenta come vuole, nel momento meno opportuno, nella maniera meno elegante; con le pretese meno discrete, spesso con una faccia ripugnante. E Cristo ci spiega che non c’è amore vero se non ci si arriva a donarsi, sacrificarsi. Allora mi nasce il dubbio di essere un analfabeta in fatto di amore. Sono un principiante che ha chiamato amore ciò che era semplicemente egoismo verniciato di buoni sentimenti. Amare veramente si serve della misura divine: “come” il Padre, come il Figlio.

Ma come arrivare a tale tipo di amore quanto troppo idealista! come bisogna amare? con il cuore o con la testa? di sicuro, amare con la testa è possibile ma lo fa chi è stato deluso e quindi mette dei paletti per proteggere i suoi sentimenti. Amare con il cuore è abituale con il rischio però di uscirne martire se avviene un tradimento.

 Con il cuore nella testa

“So per esperienza che siete tutte piene di cuore, ma parecchie fra voi altre tenete la testa nel cuore, ora sarà meglio teniate il cuore nella testa e cosi sarete più attente e vigilanti per non dispiacere anche involontariamente al Signore e a vostra Madre!” (dalle Lettere di P. Luigi TEZZA, ND de la Chaux, Francia, 21-05-1893).

Il cuore nella testa! l’amore nella logica! il sentimento nel ragionamento! sembra impossibili, squilibrato, addirittura stupido! Ma non ci sono scorciatoie possibile:  non servono ragionamenti nell’amore divino per il prossimo; anzi la logica frena l’amore, restringe gli spazi dell’amore, chiude il cuore, toglie la sensibilità, impedisce la passione e la compassione che nascono dal cuore. Il Cuore nella testa per invitarci ad amare anche nel ragionamento e a smettere di ragionare nell’amore o riflettere nell’amare. Allora si capisce Sant’Agostino quando dice: “Dove c’è amore non c’è bisogno del perdono, perché quando ami, ami e basta”. Allora carissime sorelle, più cuore nella testa! “perché la vera carità, che deve essere la vostra, è paziente e benigna, non è invidiosa, non agisce mai con alterigia o dispetto, non si gonfia mai di vana ambizione, non cerca mai il proprio interesse, non pensa e non parla mai male di nessuno, ma sopporta tutto e tutti, spera sempre, soffre ogni pena e umiliazione” (P. Tezza, Lille 15 Luglio 1898).

 “vi benedico tutte, una ad una, come se tutte e ciascuna vi avessi qui ai miei piedi; intendo nominarvi tutte e senza eccezione, come tutte senza eccezione siete nel mio cuore e nella mia mente per cui mai non cesso un solo istante di raccomandarvi al Signore perché vi faccia tutte sante. …/… vi lascio mie dilette figlie nel Cuore SS.mo di Gesù in cui vi amo tanto” (Padre Tezza, ND de la Chaux, Francia 21 maggio 1983).

P. Modesto Ouedraogo

[i] Cf. Card. Angelo Comastri, Una buona notizia per te!