Silenziosamente in ascolto

Chi conobbe da piccola Madre Giuseppina Vannini lasciò scritto che l’umile fiore è stato troppo nascosto per poter dire qualcosa di rilevante della sua vita tribolata e misteriosa. Simile al suo santo protettore San Giuseppe, passò la vita nell’ombra e nel silenzio. Ma silenzio e contemplazione servono a conservare, nella dispersione della vita quotidiana, una permanente unione con Dio. E’ un silenzio questo che può trasformare l’essere. Il dolore sembrava accelerare in lei i tempi del normale progredire nelle vie dello spirito. La sofferenza intagliava al suo interno, cavità di attesa che Lei costatava nella pace e lasciava mutare in apertura.

Insensibile al frastuono di tutto ciò che emerge, anima nascosta, desiderosa, anzi studiosa di sparire agli occhi altrui, il Signore silenziosamente l’attirava a sé. E Lei dimentica di sé, protesa verso di Lui, era in continuo ascolto ed attendeva solo un segno. Il Signore non travolse la sua vita, ma volta per volta rischiarò il suo cammino passo dopo passo, e Lei si lasciò guidare dalle circostanze, rispettosa della sua voce nascosta negli eventi, con l’orecchio sempre tesso verso di Lui. La beata Giuseppina aveva un cuore educato al silenzio, pieno di purità e di umiltà, di bontà e di amore, come una pagina bianca capace di accogliere e di ritenere ogni parola vera che le veniva dalla vita. Attraverso una paziente ed autentica ricerca, consapevole della bellezza e insieme della fragilità del suo cammino interiore e mantenendo una lucida coscienza della dimensione storica delle vicende umane, fa esperienza di momenti di forza e di debolezza, di paura e di scelte coraggiose, ma soprattutto di una fede fondata sull’ascolto e sulla fedeltà di Dio da cui scaturisce un atto di obbedienza che dà inizio alla sua storia personale di salvezza.

Una storia intessuta da scelte, da azioni, da parole che sgorgano da un animo limpido, che non inquinato dal proprio pensiero, ma zelante della Gloria di Dio, si spalancava fiducioso a lasciarsi condurre da Lui, con piena disponibilità ed abbandono.

Quindi rettitudine in tutto e per tutto in modo da tener sempre di mira il piacere maggiormente al Signore. Per giungere a questo bisogna vegliare continuamente, acciocché l’amor proprio, il contento delle nostre passioncelle, le nostre personali soddisfazioni e qualunque altro motivo umano non s’introduca quasi senza che ce ne accorgiamo a rubare il posto alla retta intensione facendoci agire con forza a favore del difetto invece che per la virtù. Ciò indicherebbe che noi ci lasciamo illuminare l’intelletto dalle fiaccole del diavolo, credendogli lumi venuti dall’alto. Per evitare questo scoglio dello scaltro nemico armiamoci delle qui notate difese: Gran devozione allo Spirito Santo acciò versi su di noi i Suoi Santi doni e frutti. Pratica giornaliera della Santa umiltà, considerando inutile quel giorno in cui non ne avremo praticato nessun atto. Spirito interiore conservato sempre per mezzo della presenza di spirito abituale, che è quanto dire procurare d’essere continuamente alla presenza di Dio, cosa che deve avvenire in noi senza alcun sforzo, ma quasi direi come un moto naturale.[i]

Madre Giuseppina aveva accolto senza riserve la venuta dello Spirito Santo e l’ospite divino aveva presso dimora dentro di Lei e non trovandovi ostacoli al suo agire l’aveva plasmato dal di dentro. Ciò che ora si ritrovava ad essere era opera sua. Quella carità che le riecheggiava dentro veniva dall’alto, perciò riconoscendo di essere stata oggetto di un dono dello Spirito viveva continuamente immersa nella sua presenza. E non poteva trattenersi dal donare questo stesso spirito di carità alle sue Figlie. La Madre amava insegnare alle sue figlie la via della confidenza e dell’abbandono:

“Non cerchiamo la perfezione in sogni dorati, ma nell’accettazione semplice di ciò che ci arriva memento per momento.

Accettazione semplice che richiede un serio cammino di silenzio interiore. Silenzio di se stessi, del proprio essere che approda in Dio. Questo è preghiera! Un silenzio che ha le sue radici nell’umiltà, ed i cui rami si intrecciano con quelli della pace e del perdono.

Ritiro, silenzio e pace, sono il gran mezzo per essere perfette.

Che silenzio dolce e pieno di pace…! A Suor Flavia Capitanio allora a Bonsecours così scriveva:

Ami il silenzio essendo questo il custode dello spirito interiore.[ii]

Risposta all’amore del Signore che può essere vissuto solo come unificazione del cuore nell’amore di Dio e del prossimo. La Madre voleva che le sue figlie fossero buone, piene di sopportazione fra loro, umili, pieghevoli e attaccate alle piccole osservanze e amanti del silenzio che è il gran segreto per farsi sante presto. Silenzio come prefazio al dilagare interiore di un amore ineffabile ed al riecheggiare inevitabile di una delicata attenzione verso quanti avvicinano. Allora esso può veramente diventare “gioioso annuncio, trasparenza del Vangelo, avventura di amore, vita filiale sotto l’impulso dello Spirito , creatività di amore che inventa altri linguaggi comunicativi”. Dobbiamo rieducarci all’ascolto per avvertire quella logica che è già iscritta nella profondità di ciascuno di noi, tutto quel che siamo è un dono, noi siamo una chiamata che dobbiamo delineare nel silenzio e alla quel dobbiamo rispondere con canti di gratitudine.

[i] Brazzarola B., Regole e Costituzioni della Congregazione delle Figlie di S. Camillo, Roma 1979, p. 169.

[ii] AFSC 1 A 1916, Lettera autografa di Madre Giuseppina del settembre 1906.