Toccare con il cuore, questo è credere

La gente si affrettava a vederlo e a salutarlo appena lo scorgevano, per l’idea che avevano della sua santità. Era il Padre Luigi Tezza

La sua fede ardeva come fiamma fervente: bastava vederlo celebrare la Santa Messa: che Messa la sua! (Suor Maria della Consolazione Fuchs – testimone oculare).[1] Se da tutte le azioni appare chiaro che la sua anima è immersa in Dio, questo diviene ancora più evidente quando celebra il Santo Sacrificio dell’Altare. La mia impressione era che all’altare era un angelo in carne umana.(Suor Angelica del Ss.mo Sacramento Perez – testimone oculare).[2]

Luigi era paziente, comprensivo, colmo di bontà e di misericordia.

Era molto dolce e affettuoso; “animuccia di Dio” soleva dire ed altre espressioni di molta bontà.(Suor Angelica del Ss.mo Sacramento Perez – testimone oculare).[3]

Aveva una carità unica nei riguardi del prossimo.

Era così amabile e tenero che era ricercato da tutti, era facile avvicinarlo proprio per questa sua affabilità e dolcezza con cui in ogni momento era disposto a servire i fratelli. Perfino le bambine dei collegi appena arrivava gridavano: “ è arrivato il Padre Luisito” e correvano ad incontrarlo.[4]

La sua carità arrivava alla più impensabili delicatezze.

Le persone che avevano qualche difficoltà si sentivano incoraggiate ad avvicinarlo dalla sua amabilità e lui si prendeva cura di loro, al punto che “era mangiato” dal popolo di Lima, perché in lui vedevano l’amore di Dio.[5]

La vita di questo mirabile camilliano ha il valore della conferma evangelica, di chi ha accolto nel cuore umile lo Spirito del Signore per farsi presenza interiore viva che sorregge, aiuta, comprende e conforta.

Mi hanno detto che il suo modo di parlare era molto dolce, specialmente con i vecchietti e i poveri. Spesso questi si sentivano chiamati “angelo mio”, “gioia mia”. Padre Carlos Happe gli rimproverava questo modo di esprimersi che a lui, di nazionalità tedesca, sembrava un linguaggio sdolcinato; in seguito aveva capito che quelle parole venivano dal cuore buono e caritatevole del Padre Tezza.[6]

Un’anima bella, la sua, che ha saputo comunicare la dolcezza della propria interiorità a quanti lo avvicinarono. Era proprio un signore nelle parole e nel tratto. Questa educazione molto fine, proveniva a lui dalla mamma che, come figlio unico, l’aveva molto curato. Era delicato nel tratto, sia verso le suore che verso le persone laiche.

“Non sanno quante consolazioni ho ricevuto colla direzione di questo Padre; sembra San Francesco di Sales, per la sua dolcezza ed insegnamenti. Mi chiamava la sua piccola omonima, avendo il medesimo nome; mi diceva: non sprecare nulla, dillo tutto al Signore perché abbia il tuo riposo in Lui e sii un tesoretto di virtù.” (Suor Pellegrina di Gesù Sacramentato Fernández – testimone oculare).[7]

Aveva tanta pazienza, che per quante volte si ricorresse a lui non s’infastidiva. La sua carità non ha nome; soprattutto con i poveri.

Malgrado fosse sovraccarico d’impegni; sempre ci ascoltava con tutto l’affetto, amabilità e pazienza, senza dimostrare, né fretta, né stanchezza (Sig.ra Maria Elisa Figueroa Ramos – testimone oculare).[8]

Tutto quello che si dica delle sue virtù sarà poco, e per concretare fatti, sarebbe necessario ritrarre la sua persona in tutti i momenti e gli atti della sua vita poiché sembra che le virtù fossero naturali alla sua persona, poiché faceva tutto con perfezione.

La finezza del tratto, il buon garbo, l’animo squisito e amabile erano insuperabili nella sua figura, non un aspetto di circostanza. Univano la nota di una connaturale nobiltà e quella dell’apertura e disponibilità per gli altri, che incoraggiava le persone di ogni categoria sociale ad accostarlo con fiducia.

Il suo aspetto era di angelo, la sua semplicità incantevole ed il tratto amabilissimo (Suor Delia Maria della Passione Sotomayor – testimone oculare).[9]

Delicato nell’animo, signorile nel tratto che sale dal cuore, P. Tezza seppe tacere, scusare, soffrire in silenzio. Sconfinato, com’è sconfinata la problematica dei malati, così ha dilatato il suo cuore al mondo, si è aperto ad orizzonti sempre più vasti dei bisogni del prossimo nell’ardore della sua carità.

Padre Happe diceva che padre Tezza praticava la carità senza limiti, disponibile giorno e notte a correre al capezzale dei moribondi, era sempre pronto a sostituire qualche confratello che non si sentiva bene in salute e lo faceva senza farlo pesare a nessuno. Diceva: “Io l’ho visto e ho avuto la fortuna di vivere accanto a un sacerdote santo, un uomo che camminava alla presenza di Dio”.[10]

Il Fondatore aveva un cuore molto buono; la sua bontà traspariva soprattutto nelle delicatezze e premure che usava verso le giovani appena entrate nella Congregazione:

Per lenire la sofferenza che ogni postulante necessariamente aveva quando lasciava la propria famiglia per entrare in religione, e questo lo aveva inculcato anche alla Madre Vannini, egli usava molte premure tanto che il distacco per le giovani diventava soave e leggero.[11]

Una persona attenta non al fare ma all’essere, si prendeva cura della singola persona.

Suor Vittorina Torelli racconta che Madre Alfonsina definiva padre Tezza un uomo dolce, paragonabile a S. Francesco di Sales, amante della perfezione anche nelle piccole cose. Inoltre ricorda due episodi. Ecco il primo: padre Tezza insegnava come e cosa preparare per la disinfezione. Morta una malata di tifo insegnò ad una suora a disinfettare i recipienti con la calce. La suora, giovane e inesperta, eseguì tutto ma anche con un recipiente di terracotta che scoppiò; corse a chieder perdono al padre che le disse amorevolmente: “Figlia mia, te lo dovevo dire io, tu non sapevi che la calce portava queste conseguenze”, e la rimando consolata.[12]

La sua parola infondeva serenità. Ridava serenità e pace nell’animo.

Le suore anziane mi hanno parlato della grande amabilità e dolcezza, che traspariva dalla persona del P. Tezza, nonché dalle sue parole.

Si può dire che egli avesse un cuore materno.[13]

Si preoccupava come una mamma delle necessità di noi suore, specialmente se queste erano malate. Tezza era avvicinato e avvicinava anche persone laiche e tutte ne hanno potuto sperimentare la grande bontà d’animo (Suor Agnès Le Conte – testimone oculare).[14]

Era sempre disponibile a recarsi da chiunque lo chiamasse, sia di giorno che di notte, sia che si trattasse di moribondi, malati o per qualsiasi altro bisogno spirituale.

E’ stato servizievole fino all’ultimo momento. So che a Lima ha aiutato molte famiglie in difficoltà, sia spiritualmente, ma anche materialmente.[15]

Le sue preferenze e le sue maggiori attenzioni erano per la gente povera o per le persone sole.

Una vecchietta di Lima diceva che: “il padre era anche una madre” a motivo delle delicatezze che usava nei suoi confronti, lei soffriva di solitudine perché non aveva più nessuno e viveva da sola. Un giorno il padre le ha portato alcuni uccellini in una gabbia perché le facessero compagnia e la rallegrassero con il loro cinguettio. Questa delicatezza nei suoi confronti l’aveva commossa.[16]

La sua presenza irradiava tanta santità, che una volta entrò in collegio nella classe delle piccoline, le quali gli chiesero la benedizione; e chiedendo loro perché lo fecero, risposero: “Perché è un santo”. (Prof.ssa Maria Harwey Cisneros – testimone oculare).[17]

La sua carità era conosciuta in tutta Lima. La maniera paterna colla quale accorreva in casa di un infermo quando si chiamava, lo rivelava (Sig.na Maria Rosaria Araos Pinto – testimone oculare).[18]Nessuno lo vinceva nell’amore di Dio (Suor Anna Luisa Benal – testimone oculare).[19]

Nel Padre Luigi colpiva la sua accettazione, la sua umiltà, il suo modo di fare, di presentarsi, soprattutto la sua intimità con Dio che traspariva nel suo comportamento, nella semplicità nel tratto. La sua carità era tanto grande che non trovava nulla difficile, diceva che tutto si risolveva colla carità (Ing. Aturo Ruiz Remy – testimone oculare).[20]

E lui era caritatevole verso tutti: serviva gli infermi negli ospedali, e nelle loro povere case, visitava le carceri, faceva il catechismo ai bambini, assisteva i moribondi di giorno ed anche di notte, e faceva di tutto per aiutare i poveri prediligendo i più bisognosi e gli ammalati più gravi.

Ogni tappa della sua esistenza è stata il segno di un ulteriore avvio al dono più decisivo e totalizzante di sé a Dio e di Dio per suo mezzo agli uomini, nella costante disponibilità a lasciarsi “spezzare” con gli occhi aperti alla Luce infinitamente vera, quella che rende umili, umani e spirituali.

Nella enciclica Lumen fidei troviamo il senso di tutto questo: La fede conosce in quanto è legata all’amore, in quanto l’amore stesso porta una luce. «Con il cuore si crede». La luce dell’amore nasce quando siamo toccati nel cuore. Per chi è stato trasformato in questo modo, si apre un nuovo modo di vedere. E nel servizio agli altri ognuno guadagna fino in fondo il proprio essere. Come ci insegna con la sua vita il Beato Luigi Tezza.

Sì! «Toccare con il cuore, questo è credere».

[1] Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 56

[2] Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, Ibidem, p. 166.

[3] Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, Ibidem, p. 165.

[4] Suor Maria Firmina Como, in Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 125.

[5] Suor Josefina Odorizzi in Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 120.

[6] Suor Emma Frosi in Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 116.

[7] Aloisii Tezza – Summarium super virtutibus, Roma 2000, p. 163.

[8] Aloisii Tezza – Summarium, Roma 2000, p. 161.

[9] Aloisii Tezza – Summarium, Roma 2000, p. 168.

[10] Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 114.

[11] Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 116.

[12] Suor Teresa Ippoliti in Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 113.

[13] Suor Diomira Bon, Aloisii Tezza – Summarium, Roma 2000, p. 70.

[14] Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 105

[15] Suor Mariangela Deriu in Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 116.

[16] Suor Emma Frosi in Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 115.

[17] Aloisii Tezza – Summarium super virtutibus, Roma 2000, p. 133.

[18] Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 108.

[19] Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 107

[20] Aloisii Tezza – Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, Roma 2000, p. 106-107.