Un cuore solo ed un’anima sola

Chi ha accolto l’invito di Gesù a seguirlo più liberamente e più da vicino, trova nella sua famiglia religiosa i gesti e le parole che lo identificano come appartenente ad una comunità di fratelli e sorelle che si amano nei Cuori SS.mi di Gesù e di Maria. Padre Luigi Tezza e Madre Giuseppina Vannini erano così naturalmente intrisi di questo amore che non hanno bisogno di ulteriori spiegazioni.

La comunione che sgorga da un cuore paterno

«Per l’amor di Dio, figlie carissime, non amareggiate il mio cuore paterno, nemmeno col più lontano sospetto che possa fra di voi venir meno la santa e dolcissima carità di Gesù.»[1]

«Vogliatevi bene, sopportatevi e aiutatevi con reciproco affetto. Che la superiora renda soave il giogo della santa obbedienza alle sorelle colla sua dolcezza, che le sorelle rendano meno pesante alla superiora la sua croce colla loro amorosa e pronta docilità.»[2]

«Ciò che scrivo e dico a voi di Roma, vorrei pur dirlo e scriverlo a quelle care figliette di Grottaferrata, ma non ne ho il tempo. Conto quindi sulla vostra carità per darne loro comunicazione specialissima poiché, come già vi ho detto tante volte, sono e resto sempre tutto per tutte e tutto per ciascuna, chiunque siate e ovunque siate, purché vi sappia vere Figlie di S. Camillo.»[3]

«Abbiate cura della Madre ed essa si abbia gran cura per il bene delle sue figlie. Addio, mie direttissime figliuole, vi benedico a una ad una come fossi là in mezzo a voi, poiché, quantunque non mi vediate, veramente ci sono e assai più che non possa dirvelo. Pregate assai assai per me e non dimenticate, ve ne scongiuro, le raccomandazioni di colui che è e sarà sempre invariabilmente tutto vostro affezionatissimo padre nei Cuori SS.mi.»[4]

Non può essere che persone con un retroterra umano differente stiano insieme in modo stabile, se ciascuna di loro non si accende costante mente all’amore di Dio che per primo ama, che accoglie, che perdona, che ricrea il cuore del consacrato e lo rende capace di amore incondizionato:

«Benché, grazie a Dio, rassegnatissimo alla volontà adorabile e amabilissima del Signore, non me ne posso dimenticare un istante di voi mie tanto care figlie, e, appena rimane libera la mente dei pensieri e dalle preoccupazioni di dovere, istintivamente essa corre a Roma, a Cremona e dappertutto ove siete e vi vede, vi parla, vi esorta, vi sgrida qualche volta e sempre vi benedice e col più tenero e santo affetto vi prega dal Signore ogni bene.»[5]

Una carità ed unione fraterna non fine a se stessa ma aperta al servizio degli ultimi, ai cari malati più poveri ed abbandonati:

«Continuate ad essere la nostra consolazione nel vero spirito religioso, nell’ardore per le opere del nostro santo istituto e nella pratica della più intima unione e perfetta carità fra di voi altre.[6]»

«Come vere Figlie di S. Camillo dovete, di più, primeggiare nella carità, tra di voi altre prima di tutto e poi verso gli altri, massime verso i poveri infermi, disposte per la carità a fare sempre qualunque più doloroso sacrificio, non solo quello delle forze, delle comodità e della vita, che tante volte sono i meno difficili, ma quelli soprattutto della natura, della volontà e dell’amor proprio. Oh siatemi in questo sempre più generose, figlie mie direttissime, e tale generosità sia di ogni istante e nei più piccoli dettagli della vita ordinaria, massima nel sapervi non solo sopportare reciprocamente con pazienza ma nell’amarvi sinceramente le une le altre, malgrado i difetti di natura, di carattere, di educazione che possiate scorgere nelle vostre sorelle.»[7]

Ed insisteva:

«Ti raccomando assai assai, come lo raccomando alle altre, di applicarvi col più grande impegno alla pratica della carità fraterna. Badate che se questa indebolisce fra di voi altre, ne resterà ancora meno per i poveri ammalati e, quel che è peggio, Iddio si ritirerà da voi e rovinerete l’opera sua, rovinando le anime vostre.»[8]

Per vivere da fratelli e da sorelle è necessario un vero cammino di liberazione interiore:

«Riguardati sempre come un semplice istrumento in mano del Signore; lasciati adoperare con santa indifferenza e colla massima docilità persuasa che sei niente e che sei tutto in lui e con lui che ti adopera.»[9]

«Per amor di Dio, tenetevi sempre più piccole, basse e nascoste, non le parole ma il profumo delle vostre virtù vi faccia conoscere, apprezzare a amare da per tutto ove la divina volontà sarà per chiamarvi ed aprirvi un campo di azione alla maggior gloria del Signore e al bene delle anime»

Lontano fisicamente dalle sue figlie nella ricerca continua della volontà del Signore che lo chiamava ad un amore senza confini la sua comunione esistenziale diventa trasparenza luminosa:

«Pur nel sacrificio della separazione e della grande lontananza cui sono destinato, la dolce consolazione di aver riviste le mie così care figlie di Cremona mi lascia tutta la dolcezza della calma e della contentezza, nella felice costatazione d’aver operato a che lo spirito di nostro Signore regni in mezzo alle mie care figlie e che voi tutte abbiate il più grande desiderio e la volontà ferma di diventare sempre più vere e sante religiose. Questo è il mio più ardente desiderio per voi. Conservatevi nella pace di nostro Signore e nella santa gioia della carità e unione reciproca.»[10]

«Del resto vi assicuro che sono sempre con voi, malgrado la grande distanza che ci separa, e non potrei esserlo di più se fossi personalmente a Lille. Non siamo noi, forse, voi e me, un sol cuore, un solo spirito, un’anima sola, un solo e medesimo volere nella volontà adorabile e infinitamente amabile di Nostro Signore?»[11]

«Non penso mai una volta al Signore (e cerco di farlo spesso) senza pensare a voi tutte in generale e a ciascuna in particolare per raccomandarvi con quanto possa di ardore alla sua divina bontà, chiedendogli di custodirvi come la pupilla degli occhi suoi e di coprirvi sempre e tenervi protette all’ombra delle provvide e paterne sue ali. Sapete che non vi voglio bene per me ma per voi altre e per il Signore, così è che nel sacrificio stesso di questa nostra lunga separazione sensibile trova il mio cuore nuovo alimento alla santa dilezione con cui vi ama e sempre nuovi vincoli di più intima unione con le tanto care anime vostre.»[12]

«Vengo dunque a ringraziarvi dei vostro cari sentimenti per me e dei vostri auguri ai quali risponde il mio cuore ogni giorno e a ogni istante, implorando con tutto l’ardore di cui può esser capace le più abbondanti ed elette benedizioni del Signore sopra tutte e ciascuna in particolare di voi, mie tanto care e dilette figlie, perché tutte e ciascuna siate veramente felici nel suo santo amore e nel suo servizio.»[13]

«Addio, dilette figlie; siate un cuor solo e un’anima sola nel Cuore SS.mo di Gesù; in questa unione troverete sempre con l’abbondanza delle consolazioni spirituali, forza, coraggio e anche mezzi materiali per sostenervi e dilatare sempre più la santa opera vostra. In questa santa unione mi tengo pur io sempre stretto a voi altre nel Signore nel cui nome vi benedico tutte e ciascuna nominatamente, confermandomi, come sempre, vostro aff.mo padre.»[14]

Una Madre amorevole

La Madre Giuseppina era allegra, gentile, affezionata con tutti quanti ebbero il bene di avvicinarla, piena di carità e dolcezza, dotata d’intelligenza e di uno sguardo affettuoso che penetrava i cuori, era assai materna e sembrava che leggesse nell’animo comprendendolo appieno.

«Se entrava una nuova postulante rivolgeva ad essa le più amabili parole, s’interessava come una madre tenerissima del suo benessere fisico e morale, compativa quelle che soffrivano pel distacco dalla famiglia, le osservava nascostamente per sorprenderle se erano tristi e allora le incoraggiava dicendo che permetteva loro di piangere per 15 giorni e in tal maniera le guadagnava che non le perdeva più, perché tutte si sentivano sicure d’aver trovata un’altra madre. Oh! i cuori che guadagnò al Signore questa madre amorosa!»[15]

«Sempre e dappertutto questa buonissima Madre destava simpatia e venerazione fino al primo vederla. Aveva infatti una grande espressione di bontà sui lineamenti; benché a prima vista il suo sguardo profondo e serio imponesse rispetto. Ma quale suo sguardo leggeva, si può dire, nel cuore, e molte volte lo provavano le sue figliuole. Bastava vedesse qualcuna afflitta e mesta per qualche dispiacere che si dava tutta per consolarla. Una volta saputa d’una suora desolata per la perdita dei propri cari, se la prese seco nella sua stanza, se l’abbracciò come una tenera madre facendole capire che ella era la sua mamma e che di lei era stata sempre contenta. Quante nubi dissipò il suo sorriso e la sua presenza gioviale.»[16]

Anche verso i cari ammalati la sua carità conquistava i cuori: «Aveva ricevuto da Dio il dono di farsi amare: nelle case dove arrivava suo primo pensiero era visitare le povere inferme pensionanti che vi alloggiavano; vi lasciava tanta grazia e tanto affetto che poi tutte la ricordavano indimenticabilmente e ad un nuovo ritorno volevano vedere la loro madre. Vi era qualche vecchietta che la chiamava la sua mamma, ed ella godeva tanto di sentirsi dare questo nome. Nell’ospedale di Rieti si deliziava aggirarsi fra i letti delle inferme, imboccare le più aggravate, cambiare le impotenti.»[17]

«La Madre, andava qualche volta a visitare le povere inferme accompagnata da suor Michelina; entrava in quei poveri tuguri ed era ammirata del bene che le sue figlie facevano in mezzo ai poveri di Bonsecours, era tanto affabile, parlava e consolava le inferme con tanta carità che le lasciava contente e felici. Sapeva farsi amare da tutti.»[18]

L’amore è una realtà relazione e la relazione non è un fatto solitario. Da qui nasce quell’attenzione dei fondatori alla squisitezza dei sentimenti genuinamente umani su cui sempre si fonda un rapporto.

«Raccomando la carità tra sorelle, amatevi, rispettatevi, abbiate molta delicatezza le une per le altre, pensate che le vostre sorelle sono le spose di Gesù e questo pensiero farà sì che sarete premurose le une per le altre a rendervi i più piccoli servizi. Raccomando in modo speciale la carità colle sorelle ammalate.»[19]

Oggi possono sembrare insignificanti certe premure umili umili che per i fondatori invece erano cariche di umanità:

«Mille cose affettuose a tutte le figliuole mie. Anche le suore vi salutano tanto. Stanno bene eccetto suor Margherita, che però sta meglio, Agostina che è ricaduta e che vi saluta con affetto e suor Maddalena che ho vegliato questa notte dalle due a stamane, si sentiva il petto chiuso, non poteva più respirare, e pensava di morire. Basta, l’ho fatta risuscitare con bolliture e cataplasmi. La benedico unita alle altre, che saluto ed abbraccio unita a lei in Gesù Cristo.»[20]

Sì, non le parole, ma il profumo delle vostre virtù…

[1] Scritti del Padre Luigi Tezza, Autografo, Roma 16 settembre 1893.

[2] Ibidem.

[3] Scritti… op. cit., Autografo, Verona, 10 giugno 1898.

[4] Ibidem.

[5] Scritti… op. cit., Autografo, Lille, 28 agosto 1898.

[6] Scritti… op. cit., Autografo, Roma, 2 marzo 1895

[7] Ibidem

[8] Vita fraterna in comunità, 21.

[9] Scritti… op. cit., Autografo, Roma, 13 settembre 1895.

[10] Scritti… op. cit., Autografo, Milano, 1 maggio 1900.

[11] Scritti… op. cit., Autografo, Lima, 6 novembre 1900.

[12] Scritti… op. cit., Autografo, Lima, 19 luglio 1901.

[13] Ibidem.

[14] Scritti… op. cit., Autografo, Lima, 29 aprile 1901.

[15] Dalla “Cronaca di Casa di Villa Loreto in Cremona” in Brazzarola B., Fondazione dal 1892 al 1909, Grottaferrata 1983, p. 510.

[16] Ibidem, p. 512.

[17] Ibidem, p. 515.

[18] Suor Michelina Negri, “1896 Memorie della V. Madre 1910”, in Brazzarola B., Fondazione dal 1892 al 1909, Grottaferrata 1983, p. 369.

[19] Suor Michelina Negri, “1896 Memorie della V. Madre 1910”, in Brazzarola B., Fondazione dal 1892 al 1909, Grottaferrata 1983, p. 367.

[20] Scritti della Madre Giuseppina Vannini, Autografo, Roma, 24 ottobre 1893.