Una fiamma che nasce nel centro dello spirito…

La maggior parte delle persone comunica prevalentemente (se non esclusivamente) con la testa mettendo a tacere il cuore, sede dei sentimenti e delle emozioni. Osservando il linguaggio del corpo, ci si rende immediatamente conto del predominio schiacciante della razionalità sulle emozioni. D’altra parte le emozioni, secondo i più, sono un fatto così privato, un aspetto così intimo che non conviene assolutamente rivelarle nelle relazioni interpersonali: farle entrare in gioco significherebbe rischiare di perdere la partita.

A quanti è capitato di avere un importante argomento da discutere, magari potenzialmente ansiogeno, che si sperava di poter trattare in maniera leale e trasparente, e di finire invece nel tunnel di un acceso diverbio che, senza rendersene conto, infiamma gli animi e nonostante le buone intenzioni di voler analizzare l’argomento in maniera civile e democratica, di ritrovarsi a un certo punto uno contro l’altro, privi di controllo emotivo, più propensi a reagire e a difendere la propria posizione che a comunicare, più disposti a entrare in conflitto anziché essere sinceramente disponibili al dialogo? Certamente sarà capitato a molti di dover pagare le conseguenze più o meno gravi di un comportamento così palesemente inadeguato, che rivela tutti i limiti delle proprie capacità comunicative.

 L’importanza di comunicare con il cuore

Bisogna riuscire a comunicare dal cuore e con il cuore per arrivare al cuore dell’altro. Entrare in una dimensione comunicativa e relazionale vera, autentica, profondamente gratificante, alla base della quale ci sono sentimenti importanti come la fiducia, la tolleranza, l’empatia, l’amore e il rispetto per l’altro.

Cerchi dunque d’essere una vera mamma, tenendo molto a tutte le piccole cose, ma con dolcezza, fermezza e bontà. Procuri d’insegnare coll’esempio e così le parole porteranno il loro frutto. Non s’inquieti dei difetti delle sue consorelle, basta che mostri loro come l’agire in quel modo non è da buone religiose. Facendo così si convincono che non si agisce per passione, ma solo per cercare il loro bene.[i]

Quando si è emotivamente intelligenti, si è in grado di comunicare con il cuore e non si sente il bisogno di umiliare, offendere, squalificare l’altro, non si pretende di primeggiare. Tutto avviene ed evolve in maniera naturale e gli equilibri relazionali sono salvi.

Sr Brigida è un carattere curioso e smorfiosa, ma non cattiva, provi a prenderla colla persuasione, mostrandole ove non agisce retto e la volga dal lato dell’amor di Dio; ché colle cattive si dispera e non si ottiene niente.[ii]

Tutto questo è intelligenza emotiva! Ed è quello che serve per creare sintonia comunicativa.[iii]

Una condizione di vera libertà

La Vannini tendeva per indole a rapporti autentici e semplici, aperti e genuini:

Come sta di salute? …vorrei proprio sapere che impressione le fece la venuta di suor Camilla e in che rapporti ci strette fino ad ora. Sta tranquilla? …ha da combattere e da soffrire? …desidererei in conclusione che mi dicesse tutto, come sempre dimostrò di volerlo fare. Se fossi costì cosa mi direbbe? …faccia conto di parlarmi.[iv]

Costruire e mantenere una relazione che potrà durare nel tempo richiede di solide basi come il rispetto reciproco, la tolleranza, l’orientamento al dialogo e l’accettazione dell’altro.

Sono contentissima che mi tenga al corrente di tutto, e anzi sto molto più in pace e sicura allorché non mi si nasconde niente, tanto più che senza difetti non c’è nessuna, e allorché si ha un poco di umiltà e si riconoscono e si combattono non fanno alcun male gli stessi difetti, ma ci tengono ben bassi e ci mostrano che non siamo buone che a fare sbagli.

Non tema dirmi sempre le cose come veramente sono, che mi fa anzi piacere. Finora non mi si spiegarono mai le cose, e quindi non potei farmi un criterio giusto sul come camminavano, stava sempre mezza diffidente, poiché sante, perfettissime, non si è così facilmente. Ora le posso dire che sono tranquilla, poiché conosco le cose come se mi trovassi presente, e so anche le mancanze più grosse che commettono, sia da lei che da loro stesse, che spesso [si confidano scrivendomi].[v]

Per essere trasparenti agli altri, per essere capaci di mettersi affettivamente nei loro panni, è necessario come punto di partenza essere capaci di accettarsi senza riserve, senza rimpianti, senza risentimenti, positivamente. Evidentemente, l’accettazione incondizionata di se stessi e dell’altro non significa approvazione incondizionata. Ma al di là delle deficienze, delle lacune, delle debolezze, che uno constata in se stesso e negli altri, deve prevalere un ottimismo indomabile che ci fa pensare che l’essere umano è sempre perfettibile.

La Vannini non evita i conflitti ma li sa gestire, permettendo che emergano senza che inquinino i rapporti fra le sorelle.

Ho piacere che tutto si sia accomodato con suor N.N., ma ho anche caro che abbia parlato chiaro e schietto; che fa sempre bene, specialmente a certe piene di amor proprio e suscettibilità per loro stesse, ma poi non ne risparmiano alle altre. Vorrei che la medesima si abituasse meno dura e più mamma colle sue dipendenti, colle quali trattò sempre duramente e niente educato. Sapere le suore sotto certi caratteri che non si sanno possedere e padroneggiare mi fece sempre pena. Ci vuole fermezza, severità, ma buon cuore per tutte.[vi]

Aiutare vuol dire fare spazio alla crescita dell’altro, riconoscere l’iniziativa che egli ha sulla propria vita, promuovere uno stile di relazione fondato sul servizio e non sul potere.

L’unico potere che dovete esercitare è il potere della fermezza dolce, senza debolezze, e della misericordia che perdona sempre, seguendo l’esempio di Gesù. Una superiora deve comandare, ma, più ancora, sostenere, dilatare i cuori, ascoltare, consolare, donare la gioia, la confidenza in Dio.[vii]

 

Il buon comunicatore è attraversato da un profondo cambiamento interiore

La Vannini aveva ritrovato se stessa quando si affidò alla guida del Tezza ed egli le aveva insegnato ad adattarsi alla persona che si ha di fronte, a scegliere il percorso più adatto a raggiungerla. L’aveva educata così docile alla voce di Dio nelle istanze dell’altro da renderla duttile, di una flessibilità orientata a coordinare le capacità e le capacità di sviluppo delle sorelle.

Ascoltate chi vi parla, entrando nei suoi pensieri, nelle sue lotte, nelle sue sofferenze, nelle sue pene. Trasferitevi in lei.[viii]

Si potrebbe obiettare che in teoria il discorso non fa una piega, tutto fila liscio come l’olio, ma nella pratica la faccenda è molto più complicata.

Sono partito stamattina abbastanza urtato e scontento di me stesso dopo il colloquio con Emanuella. Essendosi essa sfogata in impertinenze contro di te e delle altre, io non ho saputo abbastanza contenermi e le ho risposto un po’ per le rime e come in fatto meritava. Però, mi rincrescerebbe che se ne andasse inasprita, dobbiamo sapere fare ogni sacrificio per la pace e per la carità. Cerca di trattarla con dolcezza, appunto perché non lo meriterebbe. Domani mattina però desidero rivederla prima che parta, quindi, se volesse andarsene prima del mio arrivo, come da te, fa di ritenerla. Quante amarezze ci ha fatto inghiottire questa povera figlia! Sia fatta la volontà del Signore.[ix]

E’ vero, non è affatto semplice comunicare con il cuore. Bisogna operare una inversione di tendenza che richiede coraggio, flessibilità, capacità di mettersi in gioco oltre a uno sforzo notevole di ristrutturazione delle proprie percezioni interiori. E cambiare si sa non è per niente facile! Ma il Tezza sapeva che non vi può essere accompagnamento rispettoso del cammino dell’altro senza la creazione di uno spazio di libertà. Libertà data perché l’altro possa esprimere ciò che sente, attraverso la parola, lo sguardo o il comportamento. Libertà interiore di chi lo circonda, pronto ad accogliere la parola di fiducia o di fede, ma anche le lamentele o la collera.

Non sempre però le rotture sono inevitabili.

Ti sei chiamata un po’ Sr Vittorina? La trovai bene disposta e sentendo grande bisogno di parlare con te. Appunto perché giovane e debole bisogna aiutarla, il fondo è buono.[x]

In questo caso si vede che quando una persona esperimenta che qualcuno la ascolta, che le dona il suo tempo quando esprime il suo vissuto profondo, a poco a poco diventa capace di percepirsi, di ascoltare il proprio mondo interiore. Per migliorare la qualità delle nostre relazioni, per comprendere fino in fondo l’altro, ma soprattutto per comprendere principalmente noi stessi, dovremmo tacere di più e imparare a riflettere, a vedere quello che gli occhi non possono vedere e ad ascoltare quello che le nostre orecchie non possono ascoltare.

Utilizzare il rapporto interpersonale nella pratica assistenziale come strumento terapeutico

Coinvolgersi in un servizio di solidarietà con chi soffre nella malattia vuol dire accettare il rischio di entrare in una terra che brucia. Però vuol dire anche porre in atto una com-passione che dia all’altro gradualmente dignità, iniziativa e parola, ed essere capaci di una finezza di intuizione e di amore che sono caratteristiche tipiche di una madre.[xi]

La Vannini aveva ricevuto da Dio il dono di farsi amare: nelle case dove arrivava suo primo pensiero era visitare le povere inferme pensionanti che vi alloggiavano; vi lasciava tanta grazia e tanto affetto che poi tutte la ricordavano indimenticabilmente e ad un nuovo ritorno volevano vedere la loro madre. Vi era qualche vecchietta che la chiamava la sua mamma, ed ella godeva tanto di sentirsi dare questo nome. Nell’ospedale di Rieti si deliziava aggirarsi fra i letti delle inferme, imboccare le più aggravate, cambiare le impotenti.[xii]

In casa fin da principio si cominciò a tenere malate in pensione che man mano aumentarono di numero e occuparono ben presto l’appartamento a loro destinato. La nostra venerata madre s’interessava subito di ogni nuova arrivata, l’andava a trovare, compativa la sua infermità, la confortava dolcemente e faceva cadere sul cuore di lei balsamo di celeste soavità. Trattava con tutte quelle, dirò, sconosciute con tanta amabilità e confidenza che sembravano familiari. All’arrivo della nostra cara madre non erano escluse quelle povere malate dal riceverne il suo bacio ed amplesso come faceva colle sue figlie e la gioia era comune anche in mezzo al piccolo appartamento.[xiii]

E’ importate, sapere stare vicino a chi vive nel dolore, curare il come si sta accanto, il come si parla. La guarigione è un compito esigente perché richiede di creare e offrire un amichevole spazio dove chi soffre possa riflettere sul suo dolore senza paure e trovare confidenza per individuare vie nuove e nuovi significati dentro alla sua confusione.[xiv]

«La Madre, andava qualche volta a visitare le povere inferme accompagnata da suor Michelina; entrava in quei poveri tuguri ed era ammirata del bene che le sue figlie facevano in mezzo ai poveri di Bonsecours, era tanto affabile, parlava e consolava le inferme con tanta carità che le lasciava contente e felici. Sapeva farsi amare da tutti.»[xv]

Perché parlava come detta il cuore, e per di più il cuore di una madre, e… di quale Madre! Nessun artificio di parola, nessuna limatura, ma immediatezza e semplicità.

Ma la vera comunicazione nasce proprio dal “non detto”, da ciò che viene omesso in una comunicazione verbale, come insegnava il P. Tezza:

Abbi ogni cura la più tenera dei poveri ammalati, ma bada di non negligere troppo il tuo interno, dandoti con eccessivo zelo alle cose esteriori. In tutto la santa moderazione e il giusto mezzo in cui sta la vera virtù; grave e modesta senza affettazione, buona e umile con tutti senza bassezza né debolezza, franca aperta e disinvolta senza alterigia né leggerezza. Parla poco, rifletti molto e prega più ancora.[xvi]

Il silenzio non significa mancanza di parole, significa sforzarsi ad andare oltre, penetrare la persona e comprendere quello che ci sta dicendo.

Sempre e dappertutto questa buonissima Madre destava simpatia e venerazione fino al primo vederla. Aveva, infatti, una grande espressione di bontà sui lineamenti; benché a prima vista il suo sguardo profondo e serio imponesse rispetto, leggeva, si può dire, nel cuore, e molte volte lo provavano le sue figliuole.[xvii]

Solo un linguaggio che prevede al suo interno un posto specifico per il silenzio è in grado di stabilire un contatto emotivo positivo con la realtà.

Bastava vedesse qualcuna afflitta e mesta per qualche dispiacere che si dava tutta per consolarla. Una volta saputa d’una suora desolata per la perdita dei propri cari, se la prese seco nella sua stanza, se l’abbracciò come una tenera madre facendole capire che ella era la sua mamma e che di lei era stata sempre contenta. Quante nubi dissipò il suo sorriso e la sua presenza gioviale.

La sua stessa semplicità serviva di esempio, e Dio la fornì d’uno spirito così sciolto, che univa alla pietà e al fervore una santa fiducia; scevra da scrupolose osservazioni, sapeva felicemente persuadere chi a lei ricorreva, in modo da restare contenta e soddisfatta. La sua parola aveva tanta convinzione, si vedeva e si sentiva in lei una persona che dirigeva a Dio e secondo Dio. Più volte pareva sotto il suo sguardo sentirsi migliori, la sua presenza faceva amare la virtù.[xviii]

Comunicare nel silenzio è la più grande forma di dialogo che si possa raggiungere. Il silenzio chiarisce più di ogni altra parola; ci aiuta a riflettere, a pensare, a conoscersi, a valutare, a goderci di più tutto quello che ci circonda. E’ un mezzo per arrivare alla nostra anima. E’ un mezzo per arrivare all’anima del nostro interlocutore.

«Amate in modo speciale il silenzio, siate anime interiori, Dio predilige in modo tutto speciale le anime interiori e silenziose.»[xix]

Silenzio e contemplazione servono a conservare, nella dispersione della vita quotidiana, una permanente unione con Dio. È un silenzio questo che può trasformare l’essere.

Un silenzio che ha le sue radici nell’umiltà, ed i cui rami si intrecciano con quelli della pace e del perdono. «Ritiro, silenzio e pace, sono il gran mezzo per essere perfette.» Che silenzio dolce e pieno di pace…![xx]

«Quando vedevo la Madre in cappella per le preghiere comunitarie mi bastava la sua sola presenza per tenermi raccolta e pregare bene.»[xxi]

Bisogna aprire il nostro cuore e solo in quel momento potremmo vedere che il silenzio è l’unico mezzo vero e sincero che abbiamo a disposizione. Il silenzio non ci inganna.

[i] Autografo, Bonsecours, 14 luglio 1908; AFSC, 1 A 35.

[ii] Autografo, Mesagne, 30 marzo 1908; AFSC, 1 A 32.

[iii] Cfr. http://www.benessere.com/psicologia/intelligenza_emotiva/comunicazione_intelligenza_emotiva.htm

[iv] Autografo, Cremona, 4 giugno 1907; AFSC, 1 A 28.

[v] Trascrizione, casa madre, 21 marzo 1910; AFSC, 1 A 124, ff. 14-18

[vi] Trascrizione, casa madre, 21 marzo 1910; AFSC, 1 A 124, ff. 14-18

[vii] Trascrizione del Padre, s.d. [1892], AFSC, 1 A 0100.

[viii] Ibidem.

[ix] Autografo, 4 settembre, [1892]; AFSC, 1 A 0101.

[x] Autografo, s.d., AFSC, 1 A 0103.

[xi] Sandrin L., Chiesa, comunità sanante, Paoline, Milano 2000, p. 86.

[xii] Ibidem, p. 515..

[xiii] Dal Riassunto breve, sulla Madre fondatrice, scritto da suor Camilla Sommacampgna in Brazzarola B., Fondazioni dal 1892 al 1909, Grottaferrata 1983, pp. 124-126.

[xiv] Sandrin L., Chiesa, comunità sanante, op. cit., p. 85.

[xv]1896 Memorie della V. Madre 1910” in Brazzarola B., Fondazioni dal 1892 al 1909, Grottaferrata 1983, p. 369.

[xvi] Autografo, 8 dicembre [1894], AFSC 1 A 097.

[xvii] Dalla “Cronaca di Casa di Villa Loreto in Cremona” in Brazzarola B., Fondazioni dal 1892 al 1909, Grottaferrata 1983, p. 508-518.

[xviii] Ibidem.

[xix] Ibidem, 367.

[xx] Scritti della Madre Giuseppina Vannini. Fondatrice delle Congregazione delle Figlie di San Camillo, a cura di Brazzarola B., Grottaferrata 1986, lettera 49, p.107.

[xxi] “1896 Memorie della V. Madre 1910” in Brazzarola B., Fondazioni dal 1892 al 1909, Grottaferrata 1983, p. 374.