Una giovane che sa aprirsi alla chiamata

Madre Vannini rivolge un forte richiamo ai giovani ed alle giovani di oggi talora titubanti nell’assumere impegni totali e definitivi (Giovanni Paolo II). 

 

Rimasta molto presto senza famiglia e senza casa, cresciuta sopportando serenamente i piccoli scherzi della compagne dell’orfanotrofio, disturbata inutilmente, chiamata e rimandata, Giuditta si apri alla vita.

Retta e fragile di salute, amabile e contrastata, la sua libertà interiore e la sua povertà di spirito attirarono la compiacenza divina.

                Ricordiamoci sempre che Dio resiste ai superbi e dà la grazia agli umili.

Per Giuditta come per ogni chiamato, il progetto di Dio su di lei è stata una voce interiore che attira e sgomenta, che non scompare e non si svela, che non dà tregua e che immerge nella pace.

                Io doveva essere di Dio e non sapeva in qual modo legarmi a lui ed ignorava con quali lacci. Dovevo servirlo, ed abitare  nella sua casa, ma qual fosse la casa da Lui scelta non appariva al mio sguardo. Ebbi fiducia nel Signore, che è buone, ebbi fiducia nel Signore e non restai delusa.

Il suo cammino vocazionale, come quello d’ogni chiamato, passò attraverso lo sgomento della prova e dell’umiliazione.

                Iddio alle volte si compiace di inviarci delle dure, durissime prove per provare la nostra fedeltà.

Perché la misericordia di Dio non può essere operante in noi, se noi non prediamo coscienza della nostra miseria.

                Parecchie volte il cuore dell’uomo è come un mare in tempesta, urtato da tutti i lati, ma ciò non deve spaventarci e farci indietreggiare, che chi alla più fiera tempesta del mare in un baleno fa succedere la calma e la serenità, può certamente ridonare fiducia ad un cuore che non si lascia sgomentare da veruna difficoltà.

Come poteva formare donne consacrate alla compassione verso i più bisognosi che avesse progredito alacremente nella vita di riuscita in riuscita? No, Lei non cercava la perfezione in sogni dorati, ma nell’accettazione piena di ciò che le arrivava, momento per momento, con tutta semplicità.

                Tutti gli avvenimenti grandi e piccoli sono disposti o permessi da Dio e tutto è diretto alla sua gloria.

Madre Giuseppina, cosciente dei propri limiti, si aprì a Dio per ricevere da Lui con semplicità e umiltà i doni della sua misericordia che la resero capace di donare se stessa e tutto ciò che possedeva sapendo che non gli apparteneva.

                Quale via più sicura per arrivare alla santità che sottometterci amorosamente a tutto ciò che il Signore dispone di noi e di ciò che ci appartiene?

Umilmente accettò se stessa, gli altri e la realtà che la circondava così come era, con le possibilità ed i limiti di ciascuno e di ogni cosa. E l’accettazione di questa realtà la resse capace di iniziare un cammino spirituale che l’aprì alla volontà di Dio su di Lei, riscoprendosi come semplice strumento nelle mani di Dio, artefice della sua esistenza.

                Quale maggior santità che vedere tutto con occhio retto e piegarsi amorosamente a sì buon Padre e lasciare che ci volti e ci rivolti  tra le spine e tra le rose, come a lui piace ed essere sempre e in tutto souple nelle sue mani?

Questa semplicità interiore arginò la dispersione della ricerca dall’autoaffermazione su un piano di capacità ed efficienza. Per Lei l’unico necessario era mettersi nelle mani di Dio e da Lui lasciarsi guidare.

                …tutto è grande nella casa di Dio, bisogna dunque fare anche le cose più piccole con ogni perfezione. Fare bene ogni cosa, cioè con merito per l’eternità. Non cose straordinarie, non miracoli. Fare bene quello che devo fare.

Aprì il suo mondo interiore in cerca di una guida al Padre Luigi Tezza e lui le piantò nel bel mezzo l’amore per la croce.

                Quanto a te, figlietta mia, abbi coraggio e confidenza nel Signore. Più siamo vicini al divino Maestro e più necessariamente dobbiamo aver parte alla sua croce, alle sue spine e alle sue umiliazioni. Mandandovi a cotesta santa missioni Gesù vi ha detto come agli apostoli e ai suoi primi discepoli: vi mando come pecorelle tra i lupi. Che possiamo aspettarci fra i lupi se non che morsi, strappi e urli? Ma se veramente sapete essere e mantenervi pecorelle umili, mansuete e pazienti, non saranno i lupi che vi vinceranno, essi saranno vinti da voi altre, secondo la parola dello stesso maestro divino.

Accogliendo con docilità l’insegnamento del suo direttore e padre, scoprì il valore della sofferenza e il significato della croce.

                Bene inteso che avrà trovato e troverà sacrifici nella vita religiosa, e come può essere al contrario se il nostro sposo è appunto Gesù crocifisso! … Una vera amante di Gesù più ne incontra e più ne desidera, più ne trova e più ne gode, più giubila di vedersi somigliante al suo celeste sposo che la scelse fra mille.

Adorando con piena fiducia e con caldo amore le disposizioni infinitamente sagge e amorose di quel Dio che ferisce per risanare, le sue ferite interiori debordarono balsamo e diventò maestra del soffrire e madre premurosa.

Camminate nel vero spirito di santa dilezione fraterna, amandovi come Gesù vi ha amate e vi ama fino al sacrificio di se stesso.

Questa è la via tracciata da Giuseppina Vannini, cercare la perfezione nella semplicità facendo bene ogni cosa, cioè con l’amore di chi ha la certezza di essere amato da sempre e per sempre. Il suo esempio invita a generosa corrispondenza quanti, come lei, si sentono oggi chiamati alla vita consacrata.